Locandina Film Il figlio dell'altra

Il figlio dell'altra

(Le fils de l'autre)

Film

Drammatico

Un film di soglie e di confini, che riflette sulla stratificazione complessa dei rancori accumulati dalla Storia

diLorraine Levy

conEmmanuelle Devos, Jules Sitruk, Bruno Podalydès, Pascal Elbé, Khalifa Natour, Ezra Dagan, Mehdi Dehbi, Areen Omari

durata: 105 min. produzione: FRA (2012)

Link al sito: http://www.mymovies.it/film/2012/ilfigliodellaltra/

Siamo tutti uomini. Non tutti, per, sono liberi. Ognuno legato pi o meno elasticamente a sottili fili che lasciano un segno indelebile sulla pelle. Sono i vincoli dellideologia, della religione, delle tradizioni che, con un impegno variabile, qualcuno riesce ad aggirare. Pi raramente, invece, vengono dimenticati. Ebrea ma atea, n israeliana n palestinese, la regista francese Lorraine Lvy, nata nel teatro, si lancia in unoperazione emozionante e delicata con Il figlio dellaltra, piccolo gioiello fuori concorso al 30 Torino Film Festival. Un gioco del destino mette a confronto le linee nemiche. Senza troppo ostentare la traccia politica, che si distende nel sottotesto con un respiro lieve ma essenziale, la Lvy riesce a dipingere un ritratto delloggi libero da falsi sentimentalismi o facili moralismi, dove la riflessione si distanzia dalla vena poetica che si stende per tutta lopera senza mai risultare eccessiva. Un film che un ottimo esempio di dolcezza impastata alla pesante consistenza della realt. Lintensit di un dramma intimo si estende universalmente a popoli nati uguali, ma divisi nellanima da pietre che si alzano grigie al cielo. Joseph vive a Tel Aviv, lontano da scontri, placidamente cullato da una famiglia protettiva e amorevole, sogna lesercito sulle note di una chitarra strimpellata e ancora non sente lurgenza dellet adulta. Yacine ha studiato a Parigi, cresciuto forzatamente per lesilio in terra straniera votato alla medicina, ama profondamente la propria famiglia e immagina la costruzione di un ospedale nella propria terra. Joseph ebreo, Yacine arabo, separati da una striscia murata, ma uniti da un legame invisibile e insieme indissolubile. Nati nello stesso ospedale e nello stesso momento, i due bambini vengono confusi dalle infermiere e destinati ai genitori sbagliati. Il trauma sconvolge quegli equilibri costruiti cos duramente in un tempo segnato dalla fragilit. Nessuno limpostore, eppure lo sono entrambi, sradicati in un battito di ciglia da quei valori che ne sorreggevano gli spiriti, lacerti da un passato di menzogna che macchia inevitabilmente il futuro. Temi di graffiante attualit si disseminano allinterno di unopera girata in modo misurato, dove il dramma rimbalza da un corpo allaltro per essere assorbito da quella speranza che i protagonisti riescono ad elevare fino allesplosione soleggiata dellultimo fotogramma. Si imprimono indelebili nella mente le suggestive immagini di un paese tagliato a met, dove listinto di conservazione in costante allerta e ogni bruso fa vibrare laria densa di sospetti. Il cast multietnico, capitanato da unalgida Emmanuelle Devos, si distingue per la sorprendente intensit dei giovani attori, che riescono in una prova di grande tensione emotiva. Mentre i padri restano tra le fila nascoste, incerti sullattacco o la battuta in ritirata, le madri covano quellinnato desiderio che si sprigiona dal ventre e sole riescono a destare la forza di un cambiamento tanto insopportabile nel cuore dei propri uomini. Solo cos Joseph e Yacine si riconoscono fratelli, luno riflesso nellaltro, in grado di vivere unesistenza normale senza lobbligo di combattere una guerra che non appartiene loro, non pi ignorati per essere cresciuti dalla parte sbagliata della barriera. Forse, finalmente riscattati da quello stesso nodo che li stringe tra loro e li scioglie dal s. La frase: "Non ho il diritto di sentirmi ebreo e non mi sento per niente arabo". a cura di Marta Gasparroni

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