Locandina Film 100 litri di birra

100 litri di birra

(100 Litres of Gold)

Film

Commedia

Una commedia scorretta con un travolgente ritmo da thriller.

diTeemu Nikki

concon Pirjo Lonka, Elina Knihtilä, Ville Tiihonen, Ria Kataja, Jakob Öhrman.

durata: 90 Min. produzione: Fillandia (2024)

Link al sito: https://www.mymovies.it/film/2024/100-litri-di-birra/

In un paesino della Finlandia vivono due sorelle di mezza età, Taina e Pirkko, che di mestiere producono birra artigianale seguendo le orme del padre, un anziano scorbutico considerato il più grande mastro birraio della zona. Taina e Pirkko hanno promesso di produrre 100 litri di birra per l'imminente matrimonio della sorella Päivi, trasferitasi da tempo a Helsinki e costretta a camminare con delle protesi di titanio dopo un incidente causato da Taina. Donne aggressive, risolute e senza peli sulla lingua, le due sorelle sono delle conclamate alcolizzate e senza nemmeno rendersene conto bevono tutta la birra di Päivi e a un giorno di matrimonio sono costrette a trovarne altrettanta. L'unica è comprarla dal loro avversario più temibile racimolando soldi dai creditori che hanno sempre maltratto.

Il prolifico regista Teemu Nikki gira una commedia grezza e scorretta ambientata nel villaggio natale di Sysmä e dedicata a una delle glorie nazionali finlandesi: la birra sathi.

Per chi non lo sapesse - o, come chi scrive, lo scoprisse guardando il film - il sathi è una bevanda fermentata di orzo, segale, avena e ginepro che sta a metà tra la birra e il vino, ambrata e torbida, da bere fredda e con moderazione. Una tale istituzione, in Finlandia, da poterci fare su un film un po' comico e un po' tragico in cui emergono i tanti caratteri di un popolo: il suo lato scatenato e distruttivo, la sua latente insoddisfazione, il suo complicato rapporto con l'alcol, la sua anima travolgente, svaccata, divertente, crudelmente disperata.

Taina e Pirkko sono due donne sole, arrabbiate e aggressive che usano l'alcol come uno sfogo; soprattutto la prima, incapace di elaborare la colpa per aver causato da ubriaca l'incidente che ha menomato la sorella e per questo legata a doppio filo all'incosciente e autodistruttiva Pirkko, la vera leader di una coppia di guerriere che sono in realtà rifiuti della società, artigiane di talento e devastatrici ancora più dotate.

Lo schema del film è quello classico di una commedia sgangherata con ritmo da thriller, con tanto di ore, minuti e secondi che invadono lo schermo per ricordare allo spettatore la missione delle due protagoniste: recuperare la birra perduta in tempo per il matrimonio. Lo spunto è il medesimo di Una notte da leoni, quando le due donne, al risveglio dopo un'epica sbronza di due giorni, non hanno la più pallida idea di ciò che hanno combinato e hanno perso la cognizione del tempo... Lo svolgimento, invece, è da film anni '90, un po' Tarantino (o meglio, tarantiniano) e un po' fratelli Coen, tra un mastro birraio rivale con aria da gangster, un aiutante timido e narrativamente inutile, un frammento di iperviolenza assurda, continui rovesci di fortuna (la birra viene trovata, persa, ritrovata, ripersa e così via) e pure qualche gag azzeccata (lo stacco di montaggio sulla macchina rovesciata è molto divertente...).

Come sempre, poi, non manca il sottofondo dolceamaro: una propensione alla morte e all'autodistruzione già presente in altri film del regista come Il cieco che non voleva vedere Titanic e La morte è un problema dei vivi (2023) e qui ripresa per restituire in chiave sinistra il lato oscuro della passione per l'alcol, la corsa delle due protagoniste soprattutto contro sé stesse, le loro debolezze, la loro propensione ad affogare dolori e sconfitte in una pinta media e un amaro.

 

Non è casuale, però, che proprio il personaggio più riuscito del film sia il più spietato e disperato, e cioè l'irrefrenabile e caotica Pirkko, che a differenza della sorella sembra non conoscere rimorso o voglia di redenzione, ed è mossa come da un istintivo e animalesco principio di piacere e sopravvivenza. In termini cinematografici, è lei la forza propulsiva del racconto; lei, così indifferente e amorale, a fare da controcanto al sentimento che nel finale risolve in parte gli sbagli del passato.

Resta anche il dolore, nel mondo di 100 litri di birra (ma ora che la conosciamo dovremmo dire come il titolo originale: "di birra sathi"), e la possibilità di offuscarlo, distruggendosi.

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