L'albero degli zoccoli
Film
Drammatico
Un film (memorabile) su una memoria che ancora oggi ci è necessaria perché ci parla delle nostre radici.
diErmanno Olmi
concon Carlo Rota, Luigi Ornaghi, Francesca Moriggi, Omar Brignoli, Antonio Ferreri.
durata: 175 Min. produzione: ITA (1978)
Link al sito: https://www.mymovies.it/film/1978/lalberodeglizoccoli/
Tra l'autunno del 1897 e la primavera del 1898 seguiamo la vita di quattro famiglie di contadini che formano una piccola comunità. Della terra che lavorano solo un terzo del raccolto resta a loro. Uno dei capofamiglia, Batistì, vorrebbe che il figlio di sei anni, Minek, lavorasse con lui nei campi ma il parroco lo invita a farlo studiare. La quotidianità della vita viene seguita fino a quando il taglio di un albero per fabbricare gli zoccoli a Minek, che ne ha rotto uno, fa precipitare la situazione.
Ermanno Olmi ricostruisce con amore un mondo che la civiltà industriale tende a lasciare nell'oblio.
"Quando mi mandavano a passare l'estate presso Treviglio (nella cascina dove viveva la nonna materna Elisabetta) nel pieno degli anni '30 era come fare un viaggio nell'800. Solo dopo la guerra è cominciata nelle campagne l'età moderna: la cascina di mia nonna è diventata un condominio, nelle stalle ci hanno messo i box per le automobili". Così Olmi spiegava l'origine del film in un'intervista all'epoca della sua uscita nelle sale.
Non siamo però di fronte ad un ritratto in cui la memoria cambia tutto in meglio. Siamo semmai messi in condizione di comprendere quali fossero i ritmi di una vita di duro lavoro in cui il succedersi delle stagioni diveniva un elemento determinante. Gli accadimenti che avvengono sotto i nostri occhi sono legati a ciò che la Natura impone. Le veglie, con i racconti che fanno magari paura ai più piccoli, segnalano la presenza di un senso di comunità che sarà però prima o poi dissolto.
Di fatto già la prima decisione che viene presa da Batistì rappresenta un capovolgimento dell'ordine che chi ha il potere impone. Il capofamiglia si chiede timoroso: "Cosa diranno a vedere un figlio di contadini che va a scuola?". Ci penserà il padrone alla fine a ripristinare l'ordine basato sull'ingiustizia.
Olmi ha realizzato un film in cui la sceneggiatura di base veniva di giorno in giorno modificata da quegli interpreti che vivendo, seppure in epoca diversa, la vita dei contadini gli segnalavano ciò che poteva suonare come non verosimile o stonato. Ne è nato un film che sa raccontare un mondo che solo Vito Pandolfi, avvalendosi della preziosa consulenza di David Maria Turoldo, aveva affrontato con altrettanta verosimiglianza con Gli ultimi nel 1963.
Nel frattempo però il tessuto socio-economico del Paese era cambiato grazie alle conseguenze del boom e sul piano politico si stavano ancora vivendo i cosiddetti anni di piombo. Olmi riesce a raccontare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo senza farsi inquinare da posizioni ideologiche ma mostrando le persone nel loro rapportarsi quotidiano.
Un film entrato a far parte del panorama mondiale della cinematografia (che ne ha riconosciuto il valore a partire dalla Palma d'oro a Cannes) come quella cascina scoperta per caso ed emersa dalla nebbia quasi attendesse da tempo di diventare il set di un film su una memoria che ancora oggi ci è necessaria perché ci parla delle nostre radici.
Recensione da:
Giancarlo Zappoli