Locandina Film UN ALTRO FERRAGOSTO

UN ALTRO FERRAGOSTO

Film

Commedia

UN FILM DI PAROLE, CHE RITROVA ATMOSFERE E PERSONAGGI DEL PRIMO CAPITOLO PER RIFLETTERE SU UN PAESE ORMAI SENZA PROSPETTIVE NÉ VERGOGNA.

diPaolo Virzì

concon Silvio Orlando, Sabrina Ferilli, Christian De Sica, Laura Morante, Andrea Carpenzano.

durata: 115 Min. produzione: ITA (2024)

Link al sito: https://www.mymovies.it/film/2024/un-altro-ferragosto/

Sono passati quasi trent'anni da quando Sandro Molino e la sua famiglia sono approdati a Ventotene per trascorrere sull'isola le ferie d'agosto e sostenere i loro principi e stile di vita "di sinistra" contro l'arroganza da "nuovi barbari" Mazzalupi, i vicini freschi di vittoria berlusconiana. Il ritorno di entrambi i clan sull'isola è l'occasione per un nuovo confronto e per il ritrovamento di vecchi e nuovi personaggi: Sandro, ora in fin di vita, attaccato a ricordi che di molto lo precedono mentre fa pipì ovunque e non sa più come si chiama il mare; sua moglie Cecilia, che cerca ancora disperatamente l'attenzione del marito; Marisa e Luciana Mazzalupi, ora vedove, che si concentrano l'una sul nuovo compagno Pierluigi, sedicente imprenditore che ha promesso di portarla a Dubai, l'altra sulla figlia Agnese che è diventata l'influencer Sabbry e sta per sposarsi con Cesare, un arrivista con tatuata sul braccio la scritta "Memento audere sempre".

Tornano sull'isola anche i figli di Cecilia: Martina con il piccolo Tito che pende dalle labbra di nonno Sandro, e Altiero, concepito proprio a Ventotene con Sandro di cui è diventato la nemesi, perché vive in America ed è diventato ricchissimo grazie ad un'app che oscura i dati sensibili di chi la usa.

Non mancano altri reduci della vacanza precedente: la coppia gay Betta e Graziella, il provolone alternativo Roberto, lo scanzonato Ivan, il figlio di Luciana Massimo (nella realtà figlio di Ennio Fantastichini) e il cinefilo Mauro, l'unico rimasto a Ventotene per quasi trent'anni.

Più che ripresi dal film precedente, questi personaggi sono riesumati, in un film che si confronta continuamente con il tema della morte: quella fisica di Ruggero e Marcello e dei loro indimenticabili interpreti Ennio Fantastichini e Piero Natoli; quella politica delle ideologie; e soprattutto quella semantica delle parole: perché in Un altro Ferragosto le parole sono importanti, tanto quelle rimosse, come "fascista", quanto quelle che scivolano via dalla memoria di Sandro per fare posto ai ricordi, i neologismi inglesi che affollano i discorsi vuoti dell'entourage di Sabbry quanto i nomi dati ai figli per mantenere vivo il ricordo di una stagione tramontata, e infine la colata di veleno che uscirà dalla bocca di Daniela, ex moglie di Cesare, coro delfico che accompagna una varia umanità meritevole solo dell'estinzione.

Non è un caso dunque che Un altro Ferragosto inizi con l'audio delle conversazioni celebri del film di cui è il seguito, concludendo con la più memorabile: "Non ce state a capì più un cazzo, ma da mo'", che allora si riferiva alla sinistra, e oggi si è allargata a tutti.

Un altro Ferragosto è un film di parole, in una sceneggiatura (di Francesco Bruni e Paolo e Carlo Virzì) tracimante dialoghi che si sovrappongono e rimbalzano l'uno sull'altro, creando una confusione che non diventa mai fuoco d'artificio (quelli sono appannaggio delle celebrazioni kitch degli influencer) e che ripropone un continuo stop and go drammaturgico, riflesso del meccanismo irrimediabilmente inceppato di un "Paese senza": senza vergogna, prospettive, crescita economica e politica, senza più Storia e senza grandi alternative alla ripetizione coatta di una danza macabra e inconcludente (il che spiega i finali abbozzati e irrisolti del film).

 

Diretto da Paolo Virzì con il suo classico piglio a metà fra il rabbioso e il rassegnato, Un altro Ferragosto è parente stretto di almeno altri due film: Il sol dell'avvenire di Nanni Moretti e quell'Ovosodo che non andava né in su né in giù partorito dal team Virzì-Bruni un anno dopo Ferie d'agosto. Del primo ha il disorientamento personale e politico, il ballo solipsistico, l'alterità (non a caso il nome chiave di Un altro Ferragosto è Altiero) rispetto al presente, e la tentazione di rifugiarsi nell'amore muliebre come unica realtà sensata. Del secondo ha lo shadowing (per dirla come Sabbry) di alcuni personaggi: Altiero, interpretato da Andrea Carpenzano, incrocio fra il dolente Piero e il "venduto" Tommaso; Daniela, una Lisa per il Ventunesimo secolo; la moglie di Mauro, che fa al marito un discorso analogamente consolatorio a quello che Susy faceva a Piero nel finale di Ovosodo, e lui quasi quasi ci credeva (ma l'ovosodo sta proprio in quel "quasi quasi").

Ferie d'agosto aveva intuito la deriva che stava prendendo l'Italia berlusconiana e l'incapacità di farle argine di coloro cui non sarebbe piaciuta l'etichetta di radical chic, ma se la sarebbero ampiamente meritata. Un altro Ferragosto è invece una decalcomania popolata da nostalgici di un passato irripetibile, scommettitori su un'alternativa irrealistica (il similgrillino Roberto), cinici profittatori di una svolta destrorsa senza idee, e turbocapitalisti che utilizzano le nuove tecnologie, il cui linguaggio si basa su un banale on e off che toglie significato alla parola, per accumulare profitti senza sostanza e irretire generazioni senza radici.

Se Un altro Ferragosto appare slegato e inconcludente è perché questa è la "realtà" che rappresenta: un ibrido guazzabuglio da operetta, un pollaio ricostruito ad arte, una collezione di frammenti che non potranno mai ammontare a una figura intera, e soprattutto una cacofonia di parole "senza igiene", in una comunicazione in cui "metti er core e via" e sposti perennemente il discorso in modo che non se ne possa afferrare la vacuità, né riconoscere l'inadeguatezza esistenziale.

Recensione da:

di Paola Casella