Locandina Film Un sacco bello

Un sacco bello

Film

Commedia

Sei personaggi e un solo attore: Carlo Verdone. Un debutto straordinario. Torna in sala in edizione restaurata grazie alla Cineteca di Bologna. Presentazione a cura del critico cinematografico S. Sasso.

diCarlo Verdone

concon Carlo Verdone, Mario Brega, Renato Scarpa, Veronica Miriel, Sandro Ghiani.

durata: 100 Min. produzione: ITA (1980)

Link al sito: https://www.mymovies.it/film/1980/unsaccobello/

Roma, in prossimità del Ferragosto. Enzo, classico macho di quartiere, ha programmato una vacanza in Polonia con l'intento di accalappiare ragazze grazie a penne biro e calze di nylon. Porta con sé l'amico Sergio che non sarà proprio di aiuto. Ruggero è diventato un hippie ma il padre, che sa dove andarlo a cercare, se lo porta a casa, per cercare di fargli cambiare vita grazie alla collaborazione di un prete, di un professore e di un parente. Leo è rimasto un bambino mai cresciuto che non raggiunge la madre a Ladispoli per dare alloggio a Marisol, una turista spagnola che non ha trovato posto in ostello.L'esordio sul grande schermo di Verdone che si fa in sei sul set e inoltre si colloca dietro la macchina da presa.

"Sergio (Leone) mi ha insegnato tutto, ed è stato un produttore fantastico. Un sacco bello è venuto fuori così". Senza dubbio l'intervento professionale e di amicizia del grande regista è stato importante per il debutto di Verdone ma era, sin da allora, necessaria una forma di valida umiltà unita a un sottile spirito di osservazione per ottenere un risultato che posizionò il film al 20° posto nella classifica del box office 1979/80 con circa due miliardi e mezzo di incasso.

L'umiltà è data dal fatto di essersi affidato a due professionisti come De Bernardi e Benvenuti per questa prima sceneggiatura con la consapevolezza di avere alle spalle la dimensione del monologo che andava contemperata con quella del film lungometraggio. Gli stacchi tra una situazione e l'altra, senza che però la precedente venisse dimenticata dallo spettatore, e mille altre accortezze nascono da questa collaborazione che aveva comunque bisogno di basarsi sulla capacità di cogliere dalla realtà gli spunti giusti per creare le caratterizzazioni. Ecco allora che Verdone conserva per sé la scrittura dei dialoghi.

Ne esce un film che fa comprendere quanto fosse adeguata la definizione di 'malincomici' riferita a lui, a Troisi e a Benigni che, come ci ricorda il Vocabolario Treccani è "già attestata nel Corriere della sera del 20 dicembre 1992, p. 28, Spettacoli (Tullio Kezich, che attribuisce la coniazione del neologismo al critico cinematografico Stefano Reggiani, 1937-1989)."

 

Perché, anche senza l'evento che fa da sfondo al finale del film, questa è la descrizione divertente e, si potrebbe dire quasi con un ossimoro, dolcemente satirica di un'Italia che ha sì delle caratterizzazioni tipicamente romanesche ma in cui si possono ritrovare, con le doverose variazioni, molti atteggiamenti comuni.

Si va dal genitore che non capisce nulla del figlio (il quale a sua volta vive di luoghi comuni neotrasgressivi) al professore che vuole a tutti costi applicare la propria esperienza a quella altrui. Passando per il sacerdote pronto all'ascolto ma di poca consistenza intellettuale per andare poi al giovane ingenuo mai del tutto svezzato dalla figura materna. Per chiudere con il macho sicurissimo di sé in apparenza ma in realtà profondamente solo. Fin dal suo esordio cinematografico Verdone li mette alla berlina ma al contempo ne compiange la condizione di incompletezza praticamente cronica e molto meno curabile della calcolosi alla cistifellea che fa la sua comparsa nel film.

Recensione da:

Giancarlo Zappoli